PRIMA MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA

CAOS; FRASTUONO; CLACSON; sono in RITARDO. Casa; divano; TV; CAMPANELLO; è già ORA di ANDARE.

Basta, meglio restare solo, restare in casa, inutero.

I ritmi dell’abitare contemporaneo hanno relegato, se non eliminato, il tempo dedicato al proprio corpo e al rilassamento. Bisogna ritornare all’origine, provare esperienze primordiali, il grembo materno, trovare un rifugio inutero.

Il progetto si propone di far riscoprire sensazioni ormai dimenticate. Attraverso il corpo che, immergendosi nel liquido, non solo è protetto, ma diventa matrice dello spazio: nel deformare la vasca in gomma morbida, diventa spazio stesso, modificando e divenendo tutt’uno con il grembo che ancora una volta l’accoglie. Come l’acqua che scorre da un bambù dal rubinetto l’acqua scorre, con il suo rumore liquido, scandendo il tempo “liquido” del bagno. L’esperienza diventa eccezionale nella sua quotidianità; eccezionale per le sensazioni tattili, auditive e visive: deformata dal corpo la gomma traslucida della vasca assume varie colorazioni che, tra i vapori, astraggono l’esperienza del bagno dalla realtà, rilassando lo sguardo, e quindi la mente, sovraeccitati dal caos delle caotiche sollecitazioni visive della città contemporanea. Il bagno orientale, reinterpretato, è un rito diverso, un esperienza nuova e irrinunciabile, una occasione per esser soli con il proprio corpo, un ritorno alla sicurezza del grembo materno: inutero.

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progetto: Luigi Pintacuda, Alessandro Valenza, Vittorio Venezia